Reiki Ryoho

Autotrattamento, la più intima delle meditazioni.

 L’auto-trattamento, è uno degli elementi principali che costituiscono il sistema Reiki elaborato da Usui, e senza ombra di dubbio l’aspetto della disciplina più amato e praticato.

Cos’è esattamente?

Beh, se considerassimo le dicerie e leggende che circolano attorno al Reiki, potremmo considerarlo un semplice atto che consiste nell’imposizione delle mani su sé stessi aspettando che una forma di energia intelligente, faccia quel che deve fare. La famosa energia magica tanto celebrata nell’ambiente new age, e tanto amata in un mondo sempre più superficiale, deresponsabilizzato, e dove il «basta che funzioni» prevale sulla voglia di conoscenza.

Purtroppo, o per fortuna (punti di vista?), non è così. Deluderò molti, urterò la sensibilità di tanti eletti prescelti dal cielo, ma ripeto non è così.

Meditazione in movimento

Per comprendere meglio, partiamo col definire la disciplina Reiki, da un punto di vista pratico.

È una disciplina meditativa, il cui atto della meditazione, viene espresso attraverso diversi approcci e tecniche, finalizzati al raggiungimento e mantenimento di una mente consapevole. Non dimentichiamoci che il concetto di Reiki, in Giappone, è legato al periodo delle tecniche psico-spirituali, che attraverso diversi approcci, miravano a stimolare la crescita dell’individuo, per riportare equilibrio nel sistema mente-corpo.

Quindi, in conclusione, possiamo definire l’auto-trattamento come una meditazione in movimento e l’esternazione di una disciplina interiore.

Ma se escludiamo dall’equazione, qualsiasi forma di entità esterna a noi, di senziente che decide per noi, che sa cosa è in quel momento meglio per noi, qual è il reale potenziale dell’auto-trattamento?

Basterebbe già solo fare qualche ricerca sugli effetti della meditazione, per comprenderne il valore, ma qui si potrebbe obiettare e dire, ma allora faccio semplicemente meditazione, perché farmi l’auto-trattamento? Cos’ha di diverso?

L’auto-trattamento, una scansione corporea.

Quando imponiamo le mani sul nostro corpo, sulle singole parti, non facciamo altro che riportare l’attenzione dall’esterno verso di noi. Questa imposizione delle mani viene vissuta come un senso di protezione e di affetto nei nostri confronti, ma appoggiare le mani su una specifica parte del nostro corpo, non fa altro che permetterci con molta facilità, di portare l’attenzione su quel punto specifico.

E nel momento in cui questo avviene, la percezione che abbiamo cambia totalmente, e arriviamo a stimolare quella specifica area. Qui non solo ritorniamo al concetto che dove portiamo l’attenzione portiamo la nostra energia, ma riscopriamo quanto possa essere potente la nostra mente, in positivo e in negativo.

Mettere la mano su una parte del corpo sofferente, significa non poter più scappare da quella sofferenza, significa doverla fronteggiare. Ma quando tu capisci che la sofferenza, il malessere sta lì e tu non puoi farci nulla, capisci anche, che il giudizio negativo verso il malessere, equivale ad un giudizio negativo verso te stesso, perché tu non accetti la tua condizione. 

E questo disagio che vivi porta ad un aumento del malessere che a sua volta porta ad un aumento del disagio stesso, e si viene a creare un circolo vizioso. Ma è proprio questa la forza dell’auto trattamento, perché pian piano che affronti questo malessere, ogni giorno, arrivi a comprenderlo, arrivi ad un processo di metabolizzazione, attraverso un dialogo interiore, che porta all’accettazione.

E nel momento in cui arrivi a questa accettazione, magari il malessere non scompare, come nel caso di un malessere cronico, ma cambia drasticamente la percezione che abbiamo di esso, perché giungi in uno stato di non giudizio e non fai più resistenza, e nel momento in cui non c’è resistenza non c’è disagio.

Le parole con le quali personalmente identifico l’auto trattamento, sono: non giudizio, accettazione incondizionata, compassione verso sé stessi.

Quali sono quindi i presupposti per un auto-trattamento funzionale?

Se ci colleghiamo a quanto detto sopra, è facile comprendere come di primaria importanza sia il raggiungimento di uno stato meditativo. E già questo, dovrebbe portare il praticante, a comprendere l’importanza della disciplina e della pratica costante, giorno dopo giorno.

Il raggiungimento e mantenimento dello stato meditativo, per un tempo prolungato, non sono abilità che si acquisiscono in due giorni, ma piuttosto richiedono tantissimo tempo. Più la nostra abilità nella meditazione aumenta, più il nostro auto-trattamento risulterà efficace.

Se è vero, infatti, che l’auto-trattamento può indurre rilassamento e conciliare il sonno, e quindi avere effetto riposante, è anche vero che viene meno il concetto di meditazione.

Meditazione è sinonimo di mente consapevole, qui ed ora. Come posso essere consapevole se dormo? È chiaro che stiamo facendo tutt’altra cosa.

Sia chiaro, non c’è nulla di male nell’addormentarsi o utilizzare l’auto-trattamento per conciliare il sonno. È importante però comprendere che in quel caso, stiamo facendo un lavoro diverso.

“Il primo miracolo causato dalla consapevolezza è la tua presenza, la tua presenza reale. Con questa energia che dimora in voi, diventate completamente vivi. Quando l’energia della consapevolezza dimora in te, Buddha dimora in te. L’energia della consapevolezza è l’energia del Buddha. È l’equivalente dello Spirito Santo. Dove c’è lo Spirito Santo, c’è anche comprensione, vita, guarigione e compassione. Dove c’è la consapevolezza, si manifestano anche la vera vita, la solidità, la libertà e la guarigione. Tutti noi abbiamo la capacità di generare questa energia di consapevolezza”.
Thich Nhat Hanh

Sia che lo si voglia vedere da un punto di vista più pratico, oppure prettamente spirituale, l’auto-trattamento è una tecnica dall’enorme potenziale, che per essere liberato, ha come presupposto che sia per primo il potenziale del praticante ad emergere. E questo non si ottiene con un’attivazione, con un week end di rituali magici, ma risvegliando la propria consapevolezza attraverso pratica e sacrificio.